Scienze Motorie e Sportive

Quei ragazzi tra divano e pc

Posted on: 7 aprile 2012

articolo tratto da “LA REPUBBLICA.IT” di giorno 1 aprile 2012 a firma di Corrado Zunino.

Se il frigorifero e il bagno non fossero così lontani dal divano, quaranta (virgola due) italiani su cento non farebbero nulla. Ma proprio nulla. Tanti sono quelli che non fanno attività sportiva né attività fisica, che è un sottordine della prima e che, comunque, sarebbe sufficiente per non vivere sovrappeso (32%) o in obesità (11% della popolazione, cifra da tragedia nordamericana). SONO usciti due lavori – diversi fra loro, ma con tesi coincidenti – che ci ricordano lo stato deprimente della pratica sportiva degli italiani e la crisi strutturale della pratica sportiva giovanile. Sono l’ aggiornamento 2012 dei dati Istat sul tema, elaborati dal professor Antonio Mussino, e un libro uscito per Il Mulino, “Attivi e sedentari”, a cura di Gabriele Prati e Luca Pietrantoni, psicologi sociali dell’ Università di Bologna. Parla di «situazione tragica» il professor Mussino, dipartimento di Scienze statistiche dell’ Università La Sapienza di Roma, a proposito dell’ Italia che suda. Perché non è bastata l’ impennata dell’ anno scorso, diffusa con rulli di tamburi dal Coni: nel 2011 siamo di nuovo ultimi nell’ Unione Europea. E, con l’ aggiornamento Istat, i sedentari tornano maggioranza relativa: il 40,2%, una moderata e pigra forza di governo. C’ era stato il quasi-pareggio nel 2010, tra sedentari e attivi, ma con una nuova stagione di crisi economica gli atleti da divano tornano a distanziare di tre punti quelli che corricchiano e giocano il mercoledì a calcetto. D’ altronde è stato così dal 2001, la stagnazione lunga cinque anni non fa che appesantire il dato di un Paese economicamente fragile e sportivamente arretrato. «Con l’ introduzione dell’ euro», spiega il professor Mussino, «si è fermata la corsa allo sport iniziata negli anni Ottanta e fatta crescere dalle tv che mostravano imprese agonistiche nel mondo». Il calo degli sportivi nella stagione 2010 si avverte in molte fasce d’ età, ma preoccupa l’ aumento dei sedentari tra giovani e giovanissimi. In particolare l’ Istat segnala l’ arretramento sportivo tra i bambini dai 6 ai 10 anni, di quasi due punti percentuali. Di più, negli ultimi dieci anni i sedentari sono cresciuti di 3,4% nella fascia critica: 11-14 anni. E di 2,4 punti in quella 15-17. Tra le femmine adolescenti, le percentuali sono ancora più alte. Ma è interessante notare come in questa «area adolescenziale» aumentino sia coloro che fanno sport in modo continuativo (assorbendo quindi quelli che si schierano “in modo saltuario”) e contemporaneamente i sedentari (che nelle ultime stagioni attraggono sempre più gli sportivi per caso, autori di “qualche attività fisica”). «Registriamo un nuovo fenomeno, l’ abbandono sportivo», racconta lo statistico Enzo D’ Arcangelo. «Le generazioni precedenti iniziavano a fare sport più tardi, ma restavano fedeli, soprattutto nelle discipline di squadra. Oggi i genitori spingono nelle fasi iniziali, quando i figli hanno tra i tre e i sei anni, dove registriamo un sorpasso delle bambine sui maschi, e tra i sette e i dieci. Ma quando le famiglie fermano la loro azione e la scuola dovrebbe diventare protagonista, iniziano gli abbandoni. Che diventano rilevanti tra i 15 e i 17 anni». Anche in campo scolastico le medie rappresentano il buco nero che si ripercuote nella fuga dalle classi delle prime superiori. «Il modello sportivo italiano non funziona più», riassume D’ Arcangelo, «e ci sono due questioni da affrontare: le crescenti difficoltà economiche delle famiglie italiane e la formazione di una generazione di ragazzi che si distrae facilmente, faticando a condurre a termine un impegno». Al dato sulla gioventù seduta, che resta da allarme sociale, si affianca poi una ripresa della pratica continuativa nelle età mature (60-64 anni). Si è formato un blocco di anziani che ha ancora una buona qualità della vita, tempo libero e uno stile di vita sportivo. Se poi si alzano gli occhi verso l’ Unione europea il confronto si fa schiacciante. In una classifica comparata di «partecipazione sportiva» siamo ultimi su 27, dietro Romania e Grecia. E siamo ultimi anche nella fascia di chi non pratica nulla. Tra i sedentari, siamo i più sedentari d’ Europa. Qui si innesta il saggio del Mulino: ci spiega che fa più sport chi ha più scolarità. E chi fa sport riduce del 41% la mortalità cardiovascolare e del 37% l’ incidenza del diabete, allontana l’ ansia e depresso-apatia, dorme meglio e migliora le funzioni cognitive. Perché praticando sport arrivano più sangue e ossigeno al cervello, aumentando materia bianca e materia grigia.

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