Scienze Motorie e Sportive

Sport e tecnologia

Posted on: 21 giugno 2012

Era il 1964 quando le olimpiadi approdarono in Giappone. Dopo Roma 1960, definite le Olimpiadi che cambiarono il mondo, quelle di Tokyo furono definite le “tecnologiche”. Il mondo dello sport, infatti, cominciava ad applicare la conoscenza scientifica e le tecnologie alle attività sportive.
Sono passati quarantotto anni e, dopo Pechino, giochi olimpiaci che ci hanno stupito per le costruzioni supertecnologiche, si arriva a Londra ed il rapporto tra sport e tecnologie si fa sempre più stretto.
Tra un mese circa i più grandi atleti del mondo si riuniranno in terra inglese per contendersi il podio più alto e la tecnologia che c’è dietro gli aerei da combattimento, le osservazioni scientifiche degli animali in laboratorio e nel loro habitat saranno a disposizione dei candidati all’oro olimpico.
Storicamente alcune nazioni hanno ottenuto grandi risultati sfruttando la scienza, la medicina e l’ingegneria” leggiamo in un articolo pubblicato nel numero di “BBC SCIENZE” di novembre del 2011, e le nazioni che si contendono la leadership su sport e tecnologie sono la Cina, il Canada, la Germania, l’Australia, gli U.S.A. e persino la Nuova Zelanda.
Uno dei casi più eclatanti degli ultimi cinque anni è stata la  decisione presa dal Tribunale di Losanna di non proibire a Oscar Pistorius l’accesso alle gare olimpiche dei normodotati.
Non possiamo che essere contenti per la voglia di rincorrere un sogno, per il quale ha deciso di correre contro tutti, però, allo stesso tempo nutriamo delle perplessità su una vicenda che apre con forza a una riflessione generale sulla presenza delle tecnologie nello sport che possono condizionare (leggasi migliorare) la prestazione di taluni atleti a discapito degli altri.
Ricordiamo, infatti, che la FINA, ormai da tempo, ha emesso una lista di “costumi non omologabili” proprio per evitare che l’apporto tecnologico fornito dall’abbigliamento potesse falsare i risultati ottenuti.
Riteniamo, quindi, che le tecnologie possano e debbano far parte dello sport, senza, però, che vengano intaccati principi ormai solidi nel tempo come quello sancito dalla vigente normativa, la quale  evidenzia che “l’uso di sostanze o procedimenti mirati a migliorare con lo scopo di aumentare artificialmente il rendimento fisico e le prestazioni dell’atleta” è doping.

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